Le cose “vanno male”, ma anche “bene”…
di Enrico Galoppini
In questi giorni di commenti post-elettorali ciascuno dice la sua. Il punto su cui diverse persone che conosco concordano è: le cose “vanno male”. “Male” perché procede spedito il processo di americanizzazione e di stravolgimento (di “riforma”…) del nostro vivere politico e sociale, perché il senso dell’inutilità del nostro voto per questo o quell’altro oramai dilaga, perché è evidente che l’Italia assomiglia sempre più a una barchetta alla deriva, col popolo italiano che presto farà naufragio.
Ma se è vero che le cose “vanno male”, le cose vanno anche “bene”.
Innanzitutto, vari equivoci che da troppo tempo ingannano e distolgono il popolo italiano vanno dissipandosi come nebbia al sole. È un esito inesorabile, dovuto al processo stesso innescato a partire dalla fine dell’URSS, passando per “Mani pulite”: Grande Ammucchiata nel Regno dell’Indistinto da parte di PdL e PD, perfettamente interscambiabili, e fine dell’equivoco per cui esisterebbero dei “comunisti”, dei “fascisti” ecc. È finito il teatro delle ombre cinesi (anche se è di moda tifare Tibet!) delle ideologie otto-novecentesche, anche nella loro versione parlamentare, in cachemire o col ‘braccetto a molla’. Fine anche della DC, in ogni forma: l’Italia non è più un Paese cattolico, o meglio non è più un Paese in cui c’è bisogno di un “grande partito cattolico” perché i cattolici (“teocon”, “teodem” o semplicemente crociati dello Zio Sam) sono equamente distribuiti nei due carrozzoni ipermediatizzati del PdL e del PD. Fine anche dei socialisti, in tutte le versioni.
Esiste solo il PUTPC, Partito Unico Trasversale del Politicamente Corretto, che bela 24 ore su 24 le virtù salvifiche del Mercato, nuovo monoteismo che ha assorbito tutti gli altri monoteismi delle varie ideologie (proletariato, nazione ecc., compreso il Dio della religione) ed i cui grandi sacerdoti celebrano sacrifici umani a Gaza e a Baghdad. E alla bisogna, se proprio bisognerà scaldare gli animi, anche un Matteoli sarà spendibile come “fascista” per la Corte dei Miracoli degli “antifa”, mentre un D’Alema verrà additato come “comunista” da Emilio Fede.
Ma ci sono anche quelli – e ne conosco – per i quali le cose “vanno male” o “vanno bene” a seconda se ha vinto il PdL O il PD, se hanno simpatie o meno per la Lega, se piangono o esultano per la scomparsa dei “comunisti” dal Parlamento… A tutti costoro vien solo da augurare di svegliarsi dall’incantesimo elettorale, di liberarsi dall’illusione di “contare” e di “decidere”…
Ma l’unica cosa che mi pare degna d’esser fatta da parte di CHI NON SI RICONOSCE IN QUESTO SISTEMA è prendere atto che l’unica forza in grado di rappresentare il nuovo sarà quella che saprà andare davvero oltre (e non solo a parole) la destra, il centro e la sinistra, categorie che non solo non spiegano più nulla del mondo reale ma che in termini pratici si concretizzano in un sistema politico parassitario e servo degli Usa, quindi antisociale e antinazionale.
Tutti quelli che non sono impazziti o si sono corrotti ad un punto tale da inibirsi le minime facoltà di discernimento sanno cosa va fatto in Italia: non una “cosa di Sinistra” come diceva Nanni Moretti, né una cosa “di centro” o “di destra”. Né le “riforme” evocate a mo’ di mantra dai membri del PUTPC, che sembrano essere diventate la panacea per tutti i mali (mentre in realtà sono da tradurre: studio del sistema per mettercelo sempre più nel c**o). Ci sono delle cose da fare e basta.
Vogliamo ancora dare credito a questo teatrino? Certo, ci si può ancora divertire a darsi qualche etichetta (ce ne sono tante, per tutti i gusti), ma la domanda alla quale ciascuno – senza mentire a se stesso – deve rispondere è: MI STA BENE QUESTO SISTEMA? STO BENE IN QUEST’ANDAZZO?
Se uno ancora ci sta bene e ritiene che questo sia il “migliore dei mondi possibili” (da propinare al mondo intero con i missionari dei “diritti umani” o le bombe, c’è poca differenza) continui pure a prendersela – scegliendo il proprio “capro espiatorio” (o “Male assoluto”) – con Berlusconi, i “comunisti”, il Papa, l’aborto, i “fascisti”, Ferrara, la Lega, la DC, i “traditori” (della sinistra e della destra), Magdi Allam, il “razzismo”, il maschilismo, il “fondamentalismo islamico”, la Casta, i “capitalisti”, la Mafia, Mastella, Luxuria, l’immigrazione, le femministe, gli ebrei, l’antisemitismo ecc.
Quanto agli altri, a quelli che non scambiano un problema – il loro ‘problema preferito’ – per IL problema, ovvero l’assenza totale di autodeterminazione, libertà, indipendenza e sovranità politica, economica, culturale e militare (orrore!) dell’Italia (e, ad un livello superiore, dell’Europa), propongo di cominciare a mettersi insieme, per collaborare, per FARE E NON PARLARE, al di là delle chiacchiere di internet, per COSTRUIRE L’ALTERNATIVA. L’alternativa degli scontenti, di quelli che non trovano un posto e un senso in quest’Italia serva, invertebrata e senz’anima.
