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La riforma sanitaria di Barack Obama

La riforma sanitaria di Barack Obama

La riforma della sanità americana: il sistema Usa è un sistema disumano.

Dopo l’elezione come presidente degli Stati Uniti di Barack Obama ed i continui elogi che gli vengono rivolti a 360 gradi da tutta l’arena politica mondiale, potrebbe essere utile soffermarci a riflettere brevemente sulla tanto famosa riforma sanitaria americana. Grazie a questa in molti trovano la conferma che Obama è davvero una ventata di novità, che è la speranza di tutta l’umanità e via dicendo; tutto in linea con la costruzione del personaggio Barack  Obama presentato come l’ennesima salvezza targata USA. Ma se lasciamo correre l’aggressione mediatica e ci fermiamo a ragionare su questa riforma sanitaria, in realtà le conclusioni devono essere ben diverse da quelle comunemente accompagnate da felicitazioni, elogi e speranze. Per ora l’unico provvedimento preso dal congresso è l’allargamento della previdenza sociale gratuita per 4 milioni di minori poveri. Ovviamente si è fatto passare questo provvedimento come salvifico, ma se andiamo a vedere bene, 4 milioni di cittadini Usa equivale all’1,3% della popolazione; per farsi un’idea la stessa percentuale in Italia riguarderebbe circa 600000 persone (senza badare al fatto che facendo la percentuale soltanto fra la popolazione dei minori la cifra sarebbe ancora minore). Detto questo è ovviamente positivo che qualche povero cristo in più possa avere la possibilità di curarsi, però dovrebbe far pensare che la potenza guida mondiale, la superpotenza che espande il proprio controllo militare e la supremazia culturale su tutto il globo (e particolarmente sul nostro continente eurasiatico) deve fare cosi tanta fatica per garantire cure a bambini poveri; anche perché questa misura è passata al congresso con molti problemi avendo avuto quasi la metà dei voti contro. In quasi tutto il mondo le cure sono garantite a tutti i cittadini, ma negli Usa, il centro del potere politico, economico, culturale che vorrebbero imporci (continuare a imporci per sempre), si fanno aspri dibattiti per decidere se dare o non dare assistenza sanitaria a un numero limitato di bambini poveri!!! Per non parlare degli scontri che stanno avvenendo per il prosieguo della riforma – che sono trasversali – e non riguardano come si potrebbe immaginare democratici contro repubblicani (e questo a riprova che la mentalità e la cultura americana sono salde e granitiche in tutto il sistema politico yankee). E qui la cosa si fa ancora più interessante perché in realtà la logica che sottintende le possibili misure è tutta economica. L’impoverimento di gran parte della popolazione americana, infatti, ha comportato l’impossibilità per molti di permettersi un’assicurazione sanitaria (costa migliaia di dollari all’anno) e quindi la diminuzione di polizze assicurative ha comportato un innalzamento dei prezzi di queste, con conseguente spirale negativa che ripropone questo schema all’infinito. Ciò mina le basi di quella grande risorsa economica e finanziaria che sono appunto le assicurazioni. Per questo motivo, l’amministrazione Obama ha pensato bene di abbassare i prezzi delle assicurazioni (in questo consiste la riforma), riportarle al limite per cui quella spirale negativa possa fermarsi; è la stessa logica che utilizzano le finanziarie per prestare soldi ai malcapitati clienti: tassi di interesse altissimi, ma appena sotto la soglia oltre la quale il cliente non accetterebbe il prestito. Il sistema sanitario, vale la pena sottolinearlo, non diverrebbe pubblico, come in Europa, bensì rimarrebbe privato, comportando vere e proprie tragedie umane ed economiche al momento di incappare in una malattia. Questo è il sistema sanitario americano, questo è il sistema della potenza globale americana. Non sarebbe ora di rendersene conto e ripensare le genuflessioni nei confronti di chi aspira a governare il mondo intero? Ovviamente, se la riforma sull’un percento dei bambini o l’altra potranno dare una mano a qualche (s)fortunato americano, non possiamo che esserne umanamente contenti e soprattutto non compete a noi europei andare ad intromettersi nell’amministrazione degli Stati Uniti d’America; ma allora perché gli Stati Uniti d’America invece si intromettono nella nostra vita propinandoci il loro sistema di sviluppo, l’occupazione militare (più di 100 basi Nato-Usa solo sul territorio italiano), pilotando le  scelte politiche? E’ evidente che, per esempio nel sistema della sanità, si stiano portando avanti privatizzazioni selvagge e si cominci a parlare anche da noi di assicurazioni private; insomma si sta procedendo verso un sistema sanitario (ma questo anche in tutti gli altri settori) simile a quello americano. Ciò è anche colpa della classe dirigente italiana ed europea tutta intenta a magnificare il dominio degli Usa sul mondo intero e poco propensa a fare davvero gli interessi dei propri cittadini. Eppure avremmo i mezzi, gli spazi, le possibilità di auto-governarci, portando avanti la cooperazione europea ed eurasiatica, così da salvaguardare la cultura che ancora (per poco) ci distingue da quella americana. Questo dobbiamo tenere a mente quando i nostri politici parlano; dobbiamo renderci conto se il sistema che ci vogliono importare è positivo oppure no, se per quanto ci riguarda è in realtà un ritorno al passato, alla povertà, alla guerra di tutti contro tutti. Come si può elevare a sistema mondiale (oltre al fatto che un sistema uguale per tutte le culture così diverse è per forza negativo!) una cultura, come quella americana,  che non garantisce neanche ai propri cittadini le cure mediche necessarie per vivere in tranquillità e sicurezza? Questo vorremmo sapere da chi, eletto da noi, oppure nominato direttamente dai poteri forti e quindi inamovibile (banchieri e soci), continua a propinarci la solita velenosa minestra.

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