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Articoli marcati con tag ‘falchi’

La “questione sionista”

Nel 63° anniversario della Nakba (la “catastrofe” del popolo palestinese, ossia l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra, a partire dal 15 maggio del 1948, il giorno dopo che Ben Gurion aveva annunciato la nascita dello Stato d’Israele) l’esercito israeliano non ha esitato ad uccidere o ferire decine di manifestanti palestinesi. “Disordini” sono sempre accaduti nel “Giorno della catastrofe”, ma mai Israele aveva fatto ricorso ad armi da guerra per impedire ai manifestanti palestinesi di rivendicare il diritto di fare ritorno nella propria terra. Sembra quindi abbastanza chiaro che, dopo le cosiddette “rivolte arabe”, Israele abbia voluto far sapere all’opinione pubblica mondiale che nulla è … // Continua

Il nemico dell’occidente

Secondo Lucio Caracciolo anche se «non sapremo mai tutta la verità sui fatidici minuti del raid di Abbottabad i dietrologi alle loro esercitazioni, non perché non siano legittime, ma perché inutili. Peggio: devianti. Ci impediscono di guardare alla sostanza». (1) E la sostanza sarebbe che nel decennio della “guerra al terrorismo” è la Cina che avrebbe vinto a spese degli Usa e di «noi occidentali»: all’inzio del secondo millennio l’America era la «superpotenza solitaria», mentre oggi gli Stati Uniti, pur essendo ancora la prima economia mondiale , sono indebitati fino al collo, in particolare con la Cina. E lo sono anche per … // Continua

Quale liberazione?

Mai dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia ha conosciuto crisi più grave: crisi sociale, economica, morale e soprattutto politica, nel senso forte del termine. Aver cercato di cambiare classe dirigente per via giudiziaria, ignorando la reale composizione sociale del Paese e i mutamenti geopolitici derivanti dalla scomparsa dell’Unione Sovietica, ha impedito all’Italia di maturare, nel corso di questi ultimi due decenni, una cultura politica tale da permettere al Paese di liberarsi definitivamente di un passato che, comunque la si pensi, non può essere più in grado di fungere da fondamento della vita politica e sociale della nazione. Non … // Continua

Mediterraneo: la posta in gioco

Non vi è dubbio che le cosiddette “rivolte arabe” siano almeno in parte “eterodirette”: malcontento popolare, tensioni e contrasti interni, la presenza di reti islamiche ed altri fattori, per così dire, “endogeni”, possono concorrere a spiegare, ma non escludono certamente l’azione di governi stranieri e di “gruppi specializzati” in rivoluzioni colorate e nell’esportazione dei diritti umani, ossia nella destabilizzazione o “balcanizzazione” di certe regioni, al fine di creare una situazione il più possibile favorevole agli interessi della potenza occidentale predominante e dei suoi alleati subdominanti. Se ormai è appurato che i ribelli “cirenaici” erano in contatto – ben prima della rivolta non tanto contro … // Continua

Operazioni colorate ed approccio indiretto

Solo gli ingenui potevano pensare che gli Usa avrebbero mollato la presa e si sarebbero ritirati in buon ordine dal cuore dell’Eurasia. Certo, il Warfare State è troppo grande anche per l’economia americana (le spese per la difesa – senza considerare che le spese reali, a giudizio di molti analisti, sono assai superiori a quelle ufficiali – ammontano al 22% del bilancio federale, ossia quanto lo Stato americano spende, tra mille polemiche, per la sanità), ma al tempo stesso è il vero fondamento della potenza (anche economica) degli Usa. Ed è pur vero che il modello unipolare che gli … // Continua

L’astuzia del potere

“Ormai lo sfascio è tale da restare sorpresi che comunque il Paese tiri ancora avanti in qualche modo” (Gianfranco La Grassa). E’ vero. Eppure un’altra storia era possibile e forse lo è ancora.

Crollato il Muro di Berlino, per i Paesi dell’Europa occidentale, o meglio dell’Europa continentale, tenendo conto dei vincoli che uniscono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (come ben sapeva De Gaulle, che non solo chiuse tutte le basi americani in Francia ma sempre si oppose all’ingresso degli inglesi nella comunità europea) vi era l’occasione di ridefinire i rapporti con gli … // Continua

Democrazia occidentale e geopolitica

In un recente articolo, “Il tramonto della democrazia nell’era della globalizzazione”, (1) Danilo Zolo ha ben evidenziato come al giorno d’oggi la parola democrazia, pur venendo usata in contesti retorici per connotare la (presunta) superiorità dell’ideologia occidentale, non denoti alcuna realtà politica e non abbia più nulla a che fare con le istituzioni politiche dell’antica Atene. Ormai, secondo Zolo, nessuno può più credere che «i partiti politici siano realmente delle organizzazioni “rappresentative” che trasmettono fedelmente ai vertici del potere statale le esigenze e le aspettative degli elettori», dato che è innegabile che i partiti investano «il loro potere e il … // Continua

Vae Victis

Secondo il filosofo tedesco Hegel, ‎”popolo, in quanto con questa parola si designa una parte speciale dei componenti d’uno Stato, significa la parte che non sa quel che vuole” (1). Osserva Erich Weil che per Hegel “il popolo può rivoltarsi e lo farà quando i suoi diritti non vengono rispettati può essere rivoluzionario, perché … // Continua

Il Politico, l’Economico e la guerra

Che la guerra non faccia bene all’economia di un Paese è una proposizione che la maggior parte delle persone considerano vera. Degno di nota però è che sia una proposizione universale, dato che equivale al giudizio universale negativo “nessuna guerra favorisce l’economia di un Paese”, esattamente come la proposizione “l’uomo è un animale razionale” equivale al giudizio universale affermativo “tutti gli uomini sono animali razionali”. E si sa che una proposizione universale, affermativa o negativa, è falsa se è vera la proposizione contraddittoria (rispettivamente, la particolare negativa o affermativa). Basta quindi che vi sia (stata) una guerra che non abbia danneggiato, ma anzi abbia … // Continua

L’Italia in zugzwang

C’era una volta l’Italia. Un Paese europeo, non una grande potenza, ma una terra antica, ricca di cultura e di tradizioni; una “terra di mezzo”, bagnata da tre lati dal Mediterraneo, che unisce l’Europa, l’Asia e l’Africa. Certo non un Paese modello; anzi un Paese afflitto da mali secolari: pressappochismo, particolarismo, scarso senso civico e dello Stato. Insomma un Paese in cui era più facile che prevalessero i “furbi” piuttosto che i meritevoli. Inoltre un Paese scarsamente industrializzato, con un’economia ancora basata in gran parte sul settore primario sino alla metà del Novecento, ma che nel giro di qualche decennio, si trasformò … // Continua

Dietro l’angolo

Da molto tempo, la redazione del Coordinamento Progetto Eurasia e quella di Conflitti e Strategie sostengono che per comprendere la politica del nostro Paese, soprattutto dopo il crollo del Muro di Berlino, si deve considerare necessariamente quanto accade nello scacchiere internazionale. Ora anche quotidiani vicini al Presidente del Consiglio (Libero e Il Giornale) pubblicano articoli in cui si afferma chiaramente che il rafforzamento delle relazioni con Paesi non “graditi” agli Usa – vale a dire, in particolare, gli accordi con la Russia e la Libia, nonché i rapporti commerciali con l’Iran, ovvero accordi e rapporti essenziali per poter dare all’Italia un nuovo “slancio geostrategico”, … // Continua

Il Politico e l’economico

E’ uno dei meriti più significativi della ricerca storica ed antropologica contemporanea l’aver messo in luce che le differenze tra le società capitalistiche e le società precapitalistiche non sono di grado bensì di forma, dato che in queste ultime erano le “forme metaeconomiche” – la politica, la religione e le relazioni comunitarie – a strutturare e “sovradeterminare” la sfera economica. Solo con l’avvento della società di capitale si sviluppa e si consolida uno spazio economico autonomo, nettamente distinto dalla sfera politica. “Genesi dello spazio economico” è appunto il titolo di un libro, a cura di Luigi Ruggiu (autore, tra l’altro, di un … // Continua